Cronache della Resistenza – 2016/N°3

8 agosto 2016 di forlicesena Nessun commento »

Cronache della Resistenza – Maggio/Giugno 2016/N°3

Sommario:

  • L’ANPI non si lascia – pag 2
  • Occhi che hanno visto – pag 4
  • Nascita delle prime formazioni partigiane italiane – pag 5
  • Le Brigate Internazionali nella Guerra di Spagna – pag 9
  • Uno stato pienamente antifascista? – pag 11
  • La memoria non è condivisa come la storia – pag 14
  • C’è chi dice no – pag 15
  • Ricordi e sottoscrizioni – pag 17

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COMMEMORAZIONE DEL 72° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DELLA FORNACE A MELDOLA

8 agosto 2016 di forlicesena Nessun commento »

SABATO 20 AGOSTO 2016
ORE 10,00 CIPPO DELLA FORNACE

Introduce Paola Borghesi – Presidente Sezione A.N.P.I. di Meldola
Intervengono:
Gian Luca Zattini Sindaco di Meldola
Tamer Favali Presidente Comitato Provinciale A.N.P.I. Forlì-Cesena

21 AGOSTO 1944 – 21 AGOSTO 2016
Catturati a Pieve di Rivoschio nel corso del rastrellamento del 20 agosto 1944, vennero portati alla Fornace di Meldola in 180.
Selezionati gli abitanti di Pieve di Rivoschio (qui aveva sede il Comando della VIII Brigata Partigiana), vennero fucilati in 18 nel tardo pomeriggio del giorno 21 agosto per rappresaglia.

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Pastasciutta Antifascista! 2016 a Cesena

20 luglio 2016 di forlicesena Nessun commento »

Pastasciutta Antifascista! 2016

ANPI Cesena e Magazzino Parallelo presentano la 4a edizione della

PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA!

Lunedì 25 luglio 2016

dalle ore 19:30, si cena con pasta al burro, parmigiano e salvia. Vino e acqua sono compresi.

Prenotazione entro le ore 12:00 del 25 luglio ai numeri: 3334669480, 3288894643. Contributo cena €5.

Ore 21:30 musica con:

L’Asino e il Fiore (folk-rock)

https://www.facebook.com/lasino-e-il-fiore-108305399281590

INGRESSO GRATUITO

presso Circolo ARCI Magazzino Parallelo

Via Genova 70, Cesena FC (zona ex-mercato ortofrutticolo)

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73 anni fa, il 25 luglio 1943, crollava miseramente il fascismo. A casa Cervi fu giorno di festa da condividere con il paese. I fratelli Cervi con un carro partirono dalla loro casa e da quelle vicine, per raggiungere la piazza di Campegine (Reggio Emilia). Nel carro c’erano i bidoni del latte che contenevano la pastasciutta (in bianco) da dividere con tutti. Nel dicembre dello stesso anno i fratelli Cervi furono uccisi dai fascisti. Il 25 luglio al Museo Cervi di Gattatico (ex casa Cervi) si ripete ormai da anni la pastasciutta antifascista in ricordo di quell’avvenimento; a Cesena anche quest’anno si svolgerà la pastasciutta del 25 luglio.

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PROGRAMMA Domenica 24 luglio 2016 Commemorazioni delle stragi di Tavolicci e Carnaio

13 luglio 2016 di provincialeforlicesena Nessun commento »

ANPI Forlì-Cesena sta raccogliendo le preadesioni per organizzare un pullman nella giornata di domenica 24 LUGLIO 2016 per partecipare alla commemorazione in onore delle vittime dell’eccidio di Tavolicci 22 luglio 1944

 PROGRAMMA

Viaggio in Pullman orari e fermate

  • Forlimpopoli ( fermata autobus P.zza Paolucci de Calboli) ore 8:00
  • Forlì (P.unto Bus – Stazione) ore 8:30
  • Meldola (Punto Bus) ore 8:50
  • Cusercoli (dopo ponte nuovo ex Fabbrica di scarpe) ore 9:00
  • Civitella (Piazza) ore 9:20
  • Galeata (Parcheggio vicino al comune) ore 9:30 –
  • Santa Sofia (P.zza Matteotti) ore 9:45

arrivo alle 10:00

Messa per le vittime della strage del Carnaio del 25 Luglio 1944 – Passo del Carnaio, San Piero in Bagno 

Deposizione corona Anpi al monumento delle vittime della strage del Carnaio 

ore 11.00: deposizione delle corone in ricordo delle vittime della

strage del Carnaio – Cimitero di San Piero in Bagno

ore 11.15: saluti istituzionali e intervento dell’On. Lidia Menapace, staffetta partigiana, scrittrice, voce del femminismo

e del pacifismo italiano

Pranzo presso il ristorante ALTO SAVIO

ore 15.30 Commemorazione laica in onore delle vittime dell’eccidio di Tavolicci 22 luglio 1944

ore 17:30 rientro

Spesa prevista per viaggio e pranzo sarà 25,00 euro a persona. Per prenotazioni telefonare a 0543 / 28042 – Pier Paolo 3397805588 –

o inviare e-mail info@anpiforli.it

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Neofascismo piaga sociale

7 luglio 2016 di forlicesena Nessun commento »

Il 29 aprile scorso, a Milano, nell’anniversario della morte del militante neofascista Sergio Ramelli, si è tenuto un concerto nazirock. Quella del 29 aprile a Milano è una delle date ormai consuete di ritrovo per il neofascismo italiano.
Nel 2013, sedici militanti di estrema destra erano stati rinviati a giudizio per il reato di apologia del fascismo per avere eseguito il saluto romano durante il corteo in un tripudio di croci celtiche. Per la stessa imputazione e nella medesima occasione, altri dieci militanti erano stati denunciati nel 2014, ma è di poche settimane fa la notizia che il GUP ha prosciolto tutti perché “il fatto non sussiste”.
La maggior parte dei momenti di attività politica delle organizzazioni neofasciste passa proprio dalle commemorazioni. Non ci sarebbe nulla di male nel ricordare i morti, la pieta è per tutti, ma in questi casi il fine è evidentemente: creare occasioni durante le quali poter fare appunto “apologia di fascismo”. Pura strumentalizzazione.
Il vittimismo è la porta da cui passa lo sdoganamento delle destre neofasciste italiane.
Da ricordare ci sono, ad esempio, gli squadristi morti durante le aggressioni, ci sono i “grandi” gerarchi di Mussolini, ci sono i repubblichini morti nella strenua difesa del regime fascista.
Ci sono anche i Martiri delle Foibe e i militanti di estrema destra uccisi durante gli anni di piombo, ricordati in sede istituzionale con cerimonie di Stato che tuttavia lasciano insoddisfatto il desiderio di propaganda fascista, e perciò snobbate. Se non ci sono la croce celtica e il saluto romano non vale.
E’ un vittimismo “chiagni e fotti”, quello dell’estrema destra italiana, che cerca occasioni utili a sostenere l’assurda tesi dell’antifascismo come male assoluto, spostando l’inizio della storia di volta in volta dove più fa comodo, rappresentando il fascismo come vittima anziché carnefice.
Tuttavia, se durante gli anni di piombo le violenze neofasciste erano valutate nell’ottica della teoria degli opposti estremismi, difficilmente si potrà trovare la stessa giustificazione alla violenza messa in atto negli ultimi venticinque anni.
Sin dalla sua nascita il fascismo ha giustificato la violenza quale mezzo per proteggere la nazione dalla minaccia comunista. Tuttavia dalla caduta del Muro di Berlino e della conseguente fine del blocco comunista, nel 1989, o dallo scioglimento del Partito Comunista Italiano in Italia, nel 1991, il neofascismo ha continuato a mietere vittime.

 

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Auro Bruni
La prima vittima dei neofascisti dopo la caduta del muro di Berlino è il diciannovenne Auro Bruni, un attivista del centro sociale Corto Circuito, a Roma.
La notte del 19 maggio 1991 alcuni militanti di estrema destra fanno irruzione nel centro sociale dentro al quale Auro sta dormendo, e, dopo averlo aggredito e stordito, danno fuoco all’edificio.
La giustizia italiana non ha mai trovato i colpevoli dell’omicidio, nonostante la rivendicazione avvenuta il giorno successivo da parte dei “disoccupati italiani nazionalisti”, sigla riconducibile ad ambienti di estrema destra. Né questa rivendicazione, né gli attentati subiti nei mesi precedenti da altri centri sociali rappresentarono indizi validi per la magistratura.
Durante gli anni Novanta, grazie ad un mutato assetto dell’arco parlamentare e talvolta alle curve calcistiche, il neofascismo trova spazi e si espande, i casi di aggressioni e accoltellamenti sono numerosi, ma fortunatamente senza esiti letali fino al 2003.

 

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Davide Cesare Dax
Il 17 marzo 2003 a perdere la vita è Davide Cesare, conosciuto come Dax. La notte del 16 marzo, Davide si trova in un bar di Milano insieme ad altri tre militanti del centro sociale O.R.So.
I quattro escono per fumare una sigaretta e vengono affrontati da tre noti neofascisti residenti nel quartiere, padre e due figli.
I tre sono armati di coltello e feriscono con dieci coltellate uno dei ragazzi, che riuscirà a salvarsi, e con dodici Dax che morirà durante il trasporto verso l’ospedale San Paolo.
Come spesso succede in questi casi, i giornali parleranno di rissa tra opposte fazioni politiche. Tuttavia, dalle perizie tecniche effettuate sul corpo del ragazzo, si rileverà che nessuna ferita “da difesa”, né graffi né tagli né lividi, è stata trovata sulle braccia e sulle mani, a prova del fatto che Davide Cesare non ebbe la possibilità di difendersi dai suoi aggressori.

 

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Renato Biagetti
A Roma, la notte del 26 agosto 2006, viene assassinato il ventiseienne Renato Biagetti, ingegnere, tecnico del suono e grande appassionato di musica reggae.
È proprio da una festa reggae che sta tornando Renato all’alba del 27 agosto insieme alla sua compagna e ad un amico. Due ragazzi di 19 e 17 anni a bordo di una automobile, provocano i tre lanciando grida dal finestrino: “È finita la festa? Sì? Allora ritornatevene a Roma, merde!”.
Il locale è considerato un “covo di zecche” e il maggiore dei due ragazzi, ha una croce celtica tatuata sul braccio: è facile capire i motivi all’origine della provocazione.
I due ragazzi scendono e ingaggiano una rissa con i tre, poi il più grande estrae un coltello e colpisce Renato con otto coltellate, di cui una al cuore, prima di fuggire insieme all’amico a bordo dell’automobile.
Renato viene portato in ospedale, dove muore poco dopo.
Anche in questo caso i giornali cercano di far passare la notizia per una “rissa tra balordi” e viene rifiutata dai giudici la matrice politica dell’agguato, nonostante i due aggressori vengano riconosciuti da molti come estremisti di destra.
Anche l’istanza presentata dall’ANPI, che chiede di essere considerata parte civile, viene rigettata.

 

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Nicola Tommasoli
La vigilia del 1° maggio 2008, a Verona, un giovane grafico di 29 anni di nome Nicola Tommasoli, sta passeggiando insieme due amici quando cinque giovani di estrema destra si avvicinano e chiedono una sigaretta. Davanti al rifiuto dei tre, scatta l’aggressione.
I due amici se la cavano con alcune lesioni ma Nicola cade a terra e viene preso a calci dai cinque neofascisti, che dopo il pestaggio si dileguano.
Gli amici trasportano subito Nicola in ospedale, dove rimane in coma fino al 5 maggio, quando i medici ne dichiarano la morte cerebrale.
Il primo giovane fermato per l’omicidio è un diciannovenne già responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi. Si muove in ambienti vicini a Forza Nuova, ma l’associazione di estrema destra, come in tutti i casi di violenza da parte dei propri simpatizzanti, nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e minaccia di querelare chiunque la associ all’episodio.
Uno dopo l’altro vengono arrestati anche gli altri quattro aggressori; tutti giovani tra i diciannove e i vent’anni.
Due di loro erano stati coinvolti in incidenti avvenuti durante le partite dell’Hellas Verona, la squadra di calcio della città nota per avere gran parte della tifoseria affine a movimenti di estrema destra, mentre gli altri due erano stati già indagati per violazione della legge Mancino e istigazione all’odio razziale.
Appesa al muro della cella degli imputati verrà trovata una immagine di Hitler giustificata come “gesto goliardico”.

 

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Samb Modou e Diop Mor
Il 13 dicembre 2011 si verifica quella che sarà ricordata come la strage di Firenze.
In piazza Dalmazia, Gianluca Casseri ha un diverbio con un gruppetto di cittadini senegalesi che sta vendendo la propria mercanzia tra le bancarelle del mercato. Si allontana dalla piazza e, poco dopo, ritorna a bordo della propria auto. La parcheggia in doppia fila, si dirige verso il gruppo di venditori senegalesi e fa fuoco con una Smith & Wesson calibro 357 magnum.
Uccide Samb Modou e Diop Mor, ferisce Moustapha Dieng colpendolo alla schiena e alla gola e poi si allontana. Un giornalaio gli sbarra la strada ma Casseri lo minaccia con la pistola e fugge a bordo della propria auto, facendo perdere le proprie tracce.
Alle tre del pomeriggio, Casseri ricompare al mercato di San Lorenzo e apre il fuoco ferendo gravemente Sougou Mor e Mbeghe Cheike.
Quando la polizia riesce finalmente ad individuare l’assassino nel parcheggio sotterraneo del Mercato Centrale di San Lorenzo, questo si uccide sparandosi all’interno della sua auto.
La stampa pubblica la notizia che l’uomo era stato identificato nel corso di due manifestazioni di CasaPound ma i “fascisti del terzo millennio” prendono le distanze affermando “Non siamo soliti chiedere la patente di sanità mentale”. Insomma, l’ideologia fascista ed il razzismo non avrebbero alcun ruolo nella strage, che sarebbe solo frutto dell’atto isolato di un folle. Allo stesso tempo, i camerati di Casa Pound aggiungono “ma se è avvenuta [questa strage] vogliamo ricordare che è anche perché questo Stato non è in grado di fornire alcuna protezione e assistenza ai suoi figli più deboli”.

 

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Ciro Esposito
A Roma il 3 maggio 2014 si gioca la finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli. Un corteo di tifosi del Napoli sta percorrendo viale Tor di Quinto verso lo stadio Olimpico, quando vengono esplosi sette colpi di pistola che colpiscono tre ultras napoletani. Ciro Esposito, trentuenne napoletano, rimane a terra in condizioni gravissime e, viene ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma, dove muore dopo 50 giorni di agonia.
Durante il ricovero, Ciro riconoscerà il suo presunto assassino, presentato dai media come un quarantottenne “ex ultras romanista”.
Non ci vorrà molto perché inizino a diffondersi il poco lusinghiero curriculum di militante di estrema destra e le immagini tratte dal profilo facebook, che ritraggono l’imputato nel suo bunker, arredato con croci celtiche e immagini di camerati.

Vicino a noi
Non si creda che questi eventi accadano solo nelle grandi città.
Anche se la stampa locale riserva a queste notizie piccoli trafiletti, tende a minimizzare e talvolta a distorcere queste notizie, nella nostra regione si verificano con frequenza gravi aggressioni di stampo neofascista.
Lo stesso leader e fondatore di Casapound Gianluca Iannone è stato condannato in primo grado a 4 anni di reclusione per lesioni e favoreggiamento in seguito ad una aggressione avvenuta a Predappio nell’anniversario della fucilazione di Mussolini ai danni di un uomo che aveva cercato di sedare una discussione nata tra la “guardia d’onore”, una vigilanza autoorganizzata alla tmoba di Mussolini, ed un visitatore vestito in modo non adeguato. L’uomo aggredito a calci e pugni da un gruppo di individui in giubbotto verde e anfibi, tra i quali Iannone, si rivelò poi essere un carabiniere in borghese.
Nel 2007, a Rimini, 11 militanti di Forza Nuova venivano arrestati con l’accusa di concorso in tentato incendio e tentato sequestro di persona, aggravati dal numero delle persone che vi hanno preso parte, dall’aver istigato a commettere i reati anche minori di anni 18, nonché dall’aver agito con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.
Le indagini erano iniziate a seguito del lancio di due Molotov e di due auto incendiate nei pressi del laboratorio occupato Paz, uno spazio occupato a scopo sociale nel riminese.
Durante le perquisizioni ai neofascisti furono sequestrate tra le altre cose: tre pistole a gas, tirapugni, manganelli, coltelli a serramanico e pugnali, passamontagna, corda e documentazione attestante l’appartenenza e/o la vicinanza degli indagati a Forza Nuova, il che ovviamente escluse ogni possibilità della solita presa di distanza da parte del movimento.
Uno dei fermati fu anche arrestato in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, essendo stato trovato in possesso di 3,5 grammi di cocaina, nonché di materiale per il taglio, la pesatura ed il confezionamento della droga.
Sempre a Rimini, nell’estate del 2014 un militante di estrema destra definito dai giornali come “ex militante di Forza Nuova” accoltellò due ragazzi in quella che in un primo momento fu presentata dai giornali come una rissa in discoteca, e poi come rissa tra militanti di estrema destra ed estrema sinistra. I fatti certi sono che le perquisizioni di auto e appartamenti degli “ex di Forza Nuova” rivelarono un arsenale fatto di coltelli, sbarre di ferro, scimitarre e tirapugni, e i due venticinquenni aggrediti dal militante neofascista riportarono diverse ferite di arma da taglio all’addome, e il camerata fu accusato di tentato omicidio.
Tornando a Forlì, nella notte del 19 aprile 2013 l’auto della cantante che aveva partecipato ad una iniziativa antifascista fu sfregiata da svastiche incise sulla portiera e sul cofano. Proprio in quei giorni, la donna stava collaborando con l’associazione Alfred Lewin ad eventi organizzati in occasione della festa della Liberazione.

Considerazioni conclusive
Che il neofascismo rappresenti una piaga sociale, è dimostrato dal fatto che può colpire chiunque, e non solo militanti di sinistra. Nei casi in cui il fattore politico non è esplicito, il neofascismo si presenta come l’innesco di soggetti già di per sé propensi alla violenza.
Come è facile rilevare consultando l’elenco delle vittime, è sufficiente trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato per subire le conseguenze degli atti di individui montati da un’ideologia – quella fascista – che porta in se il seme della violenza.
Non solo: le prime vittime del neofascismo sono proprio i giovani attratti da associazioni e partiti, che plagiano ragazzi deboli con promesse d’impunità e protezione, ma che al naturale verificarsi delle conseguenze dell’odio seminato nelle menti dei propri militanti, si estraniano, minacciando querele a destra e a manca e rivendicando una credibilità politica.
Una credibilità politica che non esiste, in quanto non c’è nulla di politico nel risolvere il conflitto sociale eliminando i diritti, ossia il programma politico fascista di sempre.
D’altra parte, l’agibilità politica è assicurata alle organizzazioni di estrema destra dall’appoggio fornito dai partiti che si dichiarano di centro/centro-destra, i quali rivendicano nelle sedi istituzionali la libertà di manifestare anche per quelle organizzazioni che si rendono abitualmente responsabili di apologia di fascismo.
Sul fronte dell’agibilità politica, la più importante operazione messa in atto in tempi recenti appartiene ai fascisti del terzo millennio di Casapound che, trovando un’intesa con il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, inaugurano la nuova sigla “Sovranità”.
“Prima gli italiani” è lo slogan del nuovo movimento nato, per cercare di far chiudere un occhio agli italiani del Sud e far ottenere qualche voto alla Lega Nord, in cambio di piena agibilità politica e riconoscimento ai militanti di Casapound nelle iniziative del Carroccio.
Non solo: alle ultime elezioni amministrative Casapound è riuscita a piazzare un candidato all’interno del consiglio comunale di Bolzano, dove il partito ha ottenuto ben il 6,86% di voti.
I cugini greci di Casapound, i neofascisti di Alba Dorata, grazie ad una ricetta fatta di nazionalismo, populismo, e cavalcando la crisi, sono riusciti ad arrivare ad ottenere risultati elettorali impensabili fino a qualche anno fa.
Durante l’ascesa del partito, numerose sono state le violenze registrate, spesso rimaste impunite grazie ad una forte infiltrazione all’interno delle forze di polizia. Solo dopo l’uccisione da parte di un militante di Alba Dorata il giovane rapper antifascista Pavlos Fyssas, noto come Killah P, sono iniziate le indagini che hanno portato all’arresto dei vertici del partito e di commissari di polizia, con l’accusa di aver costituito l’associazione criminale mandante dell’omicidio.
Secondo fonti attendibili, per le autorità greche erano fondate le prove di un possibile colpo di Stato ad opera di Alba Dorata, accusata di aver costituito gruppi armati paramilitari suffragato dall’esistenza di appositi campi di addestramento per prendere il potere nel paese con la forza.
Seppur lontana dalla situazione greca, nell’Italia della crisi, con una classe politica che non brilla certo per levatura morale ed una giustizia che funziona a intermittenza, è necessario rilevare che l’antifascismo non costituisce più un valore comune e condiviso per le istituzioni, e che non è possibile fare pieno affidamento su queste per contenere la piaga sociale del neofascismo che, forte dell’indifferenza, continua a mietere vittime.

Appello e appuntamenti per la raccolta firme del Comitato per il NO alla Riforma Costituzionale

4 giugno 2016 di forlicesena Nessun commento »

Dal Congresso alla difesa della Costituzione Repubblicana nata dalla resistenza antifascista

Per entrare subito nel merito e nelle ragioni della nostra opposizione alla riscrittura della Costituzione, diremo che parliamo del libro e delle regole scritte della nostra democrazia.
Molto ci sarebbe da dire sul suo percorso in questi 69 anni dalla sua approvazione avvenuta il 22 dicembre 1947, e promulgazione avvenuta il 27 dicembre 1947 con entrata in vigore il primo gennaio 1948.
Basti pensare che dal giorno successivo alla sua approvazione, sono iniziati i tentativi per modificarla, segno evidente che così come era scritta non lasciava spazio ad altri revanscismi.
Nel rispetto delle opinioni di ogni singolo iscritto all’ANPI, il Congresso Nazionale a stragrande maggioranza ha inteso dare un segnale difensivo di quella che è una delle Costituzioni più democratiche e impegnative al mondo.
La Costituzione e le leggi di revisione costituzionale sono regolate dall’art. 138 sezione seconda, così come scritte non lasciano spazio alle interpretazioni; in caso di REVISIONE è indicato molto bene il percorso degli adeguamenti e questi vanno fatti con un’ampia rappresentanza del popolo italiano e dei suoi rappresentanti eletti con sistema proporzionale dai cittadini elettori.
Gli italiani debbono riappropriarsi della totale sovranità dell’esercizio di voto.
Noi diciamo NO alle modifiche della Costituzione così come proposte in quanto non frutto di revisione ma un enorme graffio che mina le fondamenta della democrazia. Rispettiamo chi pensa di dire SI ma chiediamo che questa posizione resti un fatto puramente referendario espresso al di fuori dell’ANPI. Lo sforzo che è chiesto ai partigiani di ieri e di oggi è quello di dare vita ai comitati per il No e battersi affinchè la richiesta di referendum sulla legge elettorale chiamata Italicum, diventi un fatto reale e si faccia ogni sforzo ed ogni banchetto possibile per la raccolta delle 500.000 mila firme necessarie.
Nelle vallate dei 14 comuni aderenti alla unione dei comuni, si sono costituiti attraverso le sezioni ANPI, i comitati del NO, si stanno raccogliendo le firme ed il tempo rimasto è tiranno, entro il 20 Giugno si concluderà la raccolta a quel punto resterà solo il tempo per la conta.

Punti fissi dove trovare i banchetti o i luoghi dotati degli appositi moduli, sono:

nei giorni di lunedì e venerdi, in piazza Saffi a Forlì dalle ore 9,00 alle ore 12,30;

il giovedì sera dalle 19,30 alle 21,30 presso la sede ANPI in via Albicini, Forlì;

in ognuno dei 14 comuni dell’unione presso le segreterie o agli sportelli URP degli stessi in orario di apertura al pubblico.

Altre postazioni cosiddette volanti, possono trovarsi nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni pubbliche o di interesse pubblico.

Rivolgiamo un appello a quanti vorranno collaborare nei 20 giorni rimanenti per la raccolta delle firme.

Martedì 31 maggio “Una nuova Costituzione? Preferirei di NO” tour costituzionale in Romagna di GAETANO AZZARITI a Forlì

26 maggio 2016 di forlicesena Nessun commento »

Martedì 31 maggio alle ore 18:00 presso la Sala Randi a Forlì in via Delle Torri 7 si terrà l’iniziativa:
“Una nuova Costituzione? Preferirei di NO” tour costituzionale in Romagna di Gaetano Azzariti Ordinario di Diritto costituzionale all’Università la Sapienza di Roma.
Alla serata interverranno anche l’On. Giovanni Paglia, oltre ai rappresentanti del Comitato per il No di Forlì e dell’ANPI di Forlì.

Dal Congresso alla difesa della Costituzione Repubblicana nata dalla resistenza antifascista
Per entrare subito nel merito e nelle ragioni della nostra opposizione alla riscrittura della Costituzione, diremo che parliamo del libro e delle regole scritte della nostra democrazia.
Molto ci sarebbe da dire sul suo percorso in questi 69 anni dalla sua approvazione avvenuta il 22 dicembre 1947, e promulgazione avvenuta il 27 dicembre 1947 con entrata in vigore il primo gennaio 1948.
Basti pensare che dal giorno successivo alla sua approvazione, sono iniziati i tentativi per modificarla, segno evidente che così come era scritta non lasciava spazio ad altri revanscismi.
Nel rispetto delle opinioni di ogni singolo iscritto all’ANPI, il Congresso Nazionale a stragrande maggioranza ha inteso dare un segnale difensivo di quella che è una delle Costituzioni più democratiche e impegnative al mondo.
La Costituzione e le leggi di revisione costituzionale sono regolate dall’art. 138 sezione seconda, così come scritte non lasciano spazio alle interpretazioni; in caso di REVISIONE è indicato molto bene il percorso degli adeguamenti e questi vanno fatti con un’ampia rappresentanza del popolo italiano e dei suoi rappresentanti eletti con sistema proporzionale dai cittadini elettori.
Gli italiani debbono riappropriarsi della totale sovranità dell’esercizio di voto.
Noi diciamo NO alle modifiche della Costituzione così come proposte in quanto non frutto di revisione ma un enorme graffio che mina le fondamenta della democrazia. Rispettiamo chi pensa di dire SI ma chiediamo che questa posizione resti un fatto puramente referendario espresso al di fuori dell’ANPI. Lo sforzo che è chiesto ai partigiani di ieri e di oggi è quello di dare vita ai comitati per il No e battersi affinchè la richiesta di referendum sulla legge elettorale chiamata Italicum, diventi un fatto reale e si faccia ogni sforzo ed ogni banchetto possibile per la raccolta delle 500.000 mila firme necessarie.
Nelle vallate dei 14 comuni aderenti alla unione dei comuni, si sono costituiti attraverso le sezioni ANPI, i comitati del NO, si stanno raccogliendo le firme ed il tempo rimasto è tiranno, entro il 20 Giugno si concluderà la raccolta a quel punto resterà solo il tempo per la conta.
Punti fissi dove trovare i banchetti o i luoghi dotati degli appositi moduli, sono:
nei giorni di lunedì e venerdi, in piazza Saffi a Forlì dalle ore 9,00 alle ore 12,30;
il giovedì sera dalle 19,30 alle 21,30 presso la sede ANPI in via Albicini, Forlì;
in ognuno dei 14 comuni dell’unione presso le segreterie o agli sportelli URP degli stessi in orario di apertura al pubblico.
Altre postazioni cosiddette volanti, possono trovarsi nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni pubbliche o di interesse pubblico.
Martedì 31 maggio presso la sala Randi del comune di Forlì durante l’intervento del Prof. Azzariti sarà presente un tavolino per la raccolta firme.

Rivolgiamo un appello a quanti vorranno collaborare nei 20 giorni rimanenti per la raccolta delle firme.

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ANPI PROVINCIALE FORLì-CESENA : eletto nuovo Presidente e nuova Direzione

25 maggio 2016 di forlicesena Nessun commento »

Forlì, 25.05.2016

ANPI PROVINCIALE FORLì-CESENA : eletto nuovo Presidente e nuova Direzione

Favali Tamer, 69 anni, nato a Villarotta di Forlì e residente in città, è il nuovo Presidente del Comitato Provinciale ANPI Forlì-Cesena.
Sabato 21 maggio il comitato direttivo insediato dal Congresso Provinciale svoltosi il 12 marzo u.s., lo ha eletto a scrutinio segreto con 37 voti favorevoli, 2 contrari, 3 astenuti, pari all’88% di consensi, dopo una lunga consultazione interna che ha coinvolto organismi dirigenti e molti iscritti e iscritte delle 12 Sezioni territoriali ANPI organizzate nella Provincia.
Subentra a Carlo Sarpieri, Presidente in carica anche di AUSER territoriale Cesenate, che resta negli organismi dirigenti ANPI ed è stato calorosamente salutato e ringraziato dal Comitato Direttivo per la lunga, impegnata, proficua opera di direzione svolta.
Favali Tamer, delegato al recente Congresso Nazionale ANPI, svoltosi a Rimini dal 12 al 15 maggio, conclusosi con l’approvazioni unanime del documento politico finale, è un convinto aderente della linea strategica congressuale, apprezza e sostiene pienamente la rigorosa, coerente Direzione del Presidente Nazionale Carlo Smuraglia e la collocazione dell’ANPI per il No al referendum previsto per il prossimo ottobre. Favali Tamer proviene da un’esperienza interamente dedicata al Sindacato. Per quarantatre anni (1972-2015) dei quali ventiquattro trascorsi lontano dal territorio Forlivese, ha diretto strutture importanti della CGIL: FILCEA Provinciale, FIOM Provinciale e Regionale, FILTEA Provinciale e Regionale. Rientrato a Forlì alla fine del 1991, dopo essere stato eletto Segretario Generale della Camera Confederale del Lavoro (1993-2003), ha diretto poi lo SPI Regionale e ha concluso l’esperienza sindacale governando per cinque anni una difficile situazione creatasi in CGIL a Piacenza, proprio nella fase piu’ alta di direzione politica del piacentino Pier Luigi Bersani.
Sabato 21 maggio il Direttivo ANPI ha eletto anche la nuova Segreteria Provinciale composta da 3 compagne e 4 compagni, una Responsabile Amministrativa, la Commissione dei Garanti composta da 7 compagni/e, il Collegio dei Sindaci Revisori dei conti, di 5 compagni/e e ha deciso la costituzione di una Presidenza onoraria del Comitato Direttivo stesso formata da tutti i Partigiani e le Partigiane ancora iscritti all’Associazione, con diritto di partecipazione diretta a tutte le attività degli organismi dirigenti. Favali Tamer non è iscritto ad alcun Partito. Vale anche la pena sottolineare che tutte le attività dell’ANPI e dei suoi organismi dirigenti si svolgono sulla base del piu’ totale volontariato.
Su questi aspetti particolari e per presentare anche i primi indirizzi operativi del nuovo gruppo dirigente, verrà prossimamente convocata una conferenza stampa.

Il Comitato Provinciale Forlì-Cesena

tamerfavali

Favali Tamer, 69 anni, nato a Villarotta di Forlì e residente in città, è il nuovo Presidente del Comitato Provinciale ANPI Forlì-Cesena.

Domenica 12 giugno GIORNATA SUI LUOGHI DOVE E’ NATA LA COSTITUZIONE a Pieve di Rivoschio

25 maggio 2016 di forlicesena Nessun commento »

Progetto “Terra e Memoria”
GIORNATA SUI LUOGHI DOVE E’ NATA LA COSTITUZIONE

PIEVE DI RIVOSCHIO
DOMENICA 12 GIUGNO 2016
DALLE ORE 9,45

Programma

Ore 9.45
Ritrovo a Pieve di Rivoschio al Parco della Resistenza e della Pace.
Saluto ai convenuti del Sindaco di Sarsina Luigino Mengaccini e del Presidente dell’ ANPI Tamer Favali

Ore 10.00 – 12.30
Camminata sui luoghi della Resistenza da Pieve di Rivoschio a Campo fiore.
Durante la camminata letture e canzoni di Resistenza e Libertà a cura dei Briaca Banda TERRA E MEMORIA – DOMENICA 12 GIUGNO 2016 A PIEVE DI RIVOSCHIO

Ore 12.30
Pranzo
Nei locali della Pro Loco si potrà pranzare: – con pasto a base di prodotti naturali prenotando entro sabato 11/6 a “Un Punto Macrobiotico” 0543 370900 a € 10 oppure nel ristorante “Caselli Cucina Casalinga” prenotando allo 0547 693070 a € 18 oppure – al sacco

Ore 14.30
Visita alla Mostra “Linea Gotica” allestita nella sede della Pro Loco

Ore 15.00
Saluti Istituzionali e presentazione del Progetto “Vivere il Parco della Resistenza e della Pace”

Ore 15.30
Proiezione del cortometraggio “Il Volo”
Del regista Wim Wenders con il patrocinio dell’ UNHCR, presenta Eraldo Neri

Ore 16.30
Parco della Resistenza e della Pace concerto di musica popolare del gruppo Folk “L’Acquavite”

Saranno presenti i Partigiani SERGIO GIAMMARCHI e IADER MISEROCCHI

locandina

Venerdì 27 maggio presentazione del libro IL COMANDANTE PIETRO a S.Piero in Bagno

25 maggio 2016 di forlicesena Nessun commento »

Venerdì 27 maggio 2016 alle ore 20:30 presso la Sala del Consiglio Comunale a S.Piero in Bagno si terrà la presentazione del libro:

IL COMANDANTE PIETRO
Walter Feggi e la Resistenza nel basso ferrarese
di Davide Guarnieri

“Il coraggio giovanile di Walter Feggi, la sua famiglia, i suoi ideali, gli amici trovati e quelli persi per sempre nella Resistenza, il suo arresto e quello dei suoi compagni, le torture subite e la Liberazione, animano tutte le pagine di questo libro. Questa storia fino ad ora non aveva potuto essere scritta, per due ragioni: i suoi attori non avevano mai voluto raccontarla e la chiusura di troppi armadi aveva impedito che i documenti lo facessero per loro.”

Sarà presente NEDO FEGGI, figlio del “Comandante Pietro”

Intervengono Claudio Locatelli e Mirta Barchi ANPI AltoSavio

Partecipate!

Comandante-Pietro