A MELDOLA SI RICORDA LA STRAGE NAZIFASCISTA DELLA FORNACE

22 agosto 2017 di forlicesena Nessun commento »

SABATO 26 agosto alle ore 10 al Cippo della Fornace, MELDOLA, via Roma, incrocio con via Volta, si terrà la COMMEMORAZIONE del 73° ANNIVERSARIO della STRAGE della FORNACE.
Organizzata dal Comune di Meldola e dalla Sezione ANPI di Meldola, la celebrazione dell’eccidio nazifascista inizierà con l’introduzione di Paola Borghesi, Presidente Sezione ANPI di Meldola, e proseguirà con gli interventi di Gian Luca Zattini, Sindaco di Meldola e di Gianfranco Miro Gori, Presidente ANPI Provinciale di Forlì-Cesena.
Durante l’incontro si ricorderanno Don Pietro Tonelli e Padre Vicinio Zanelli, uccisi a Pieve di Rivoschio il 21 agosto 1944, lo stesso giorno della strage della Fornace.
Per “raccontare” e fornire maggiori informazioni sull’efferato eccidio da parte dei nazifascisti, perpetrato a Meldola, si riporta di seguito l’intervento che Paola Borghesi fece di fronte al Cippo, rivolgendosi a scolaresche meldolesi.
Paola BORGHESI – Presidente ANPI Sezione Meldola
(dopo il 25 luglio –caduta del fascismo- e 8 settembre –armistizio fra Italia ed angloamericani- nasce la Repubblica Sociale, risorge il partito fascista, e molti giovani vanno in montagna dove si comincia ad organizzare la Resistenza – NB sintesi dell’inquadramento generale)
Diciamo che una delle zone in cui si è concentrata la lotta partigiana è quella di Pieve di Rivoschio, che è un paese nel Comune di Sarsina distante da Meldola circa 25 chilometri.
E’ proprio lì che ha origine questo episodio della strage della Fornace.
Nell’agosto 1944, l’8 brigata Garibaldi, che raccoglieva la maggior parte dei partigiani saliti in montagna (c’erano anche altre formazioni come il battaglione Corbari dalle parti di Faenza, alcune brigate di pianura), era riuscita a organizzare la guerriglia con una tattica nuova e a uccidere e ferire numerosi tedeschi e a provocare il ritiro dei tedeschi dalla zona occupata dai partigiani.
I tedeschi non si rassegnarono alla sconfitta e se la presero coi civili, rastrellarono il territorio di Pieve di Rivoschio, portarono via molte persone prelevandole dai lavori nei campi.
Ho raccolto alcune testimonianze di parenti di queste vittime. Una figlia di Pasquale Soldati mi ha raccontato che il padre lavorava nel campo passarono dei tadeschi che gli chiesero la strada per Pieve di Rivoschio. Lui gentilmente si poffrì di accompagnarli e disse alla moglie “torno subito” e non è più tornato. Se lo sono portati via ed è morto qui dove siamo adesso.
La maggior parte di queste persone erano civili, che furono strappati ai loro lavori, alle loro famiglie. Sei di loro erano partigiani, alcuni molto giovani, per esempio Lombini Marcello aveva 17 anni solo 3 più di voi.
Insomma queste persone con tante altre rastrellate nelle colline a pieve di Rivoschio, di Bagnolo di Giaggiolo di Voltre di Santa Sofia furono portati a Meldola a piedi e stipati in 180 in un capannone qui vicino. Queste persone sfilarono per il paese sotto la minaccia di mitra puntati.
Ho incontrato persone che tutt’ora vivono a Meldola e che all’epoca erano bambini e ricordano di aver visto queste povere persone sfilare per il paese sotto la minaccia dei mitra.
Una persona che ora non c’è più è mia madre, che ricordava questo episodio come una cosa molto tragica, che l’aveva colpita e quasi piangeva quando lo raccontava, perché in questa lunga fila di persone aveva visto uno che aveva conosciuto quando insegnava come maestra elementare nelle colline, a Giaggiolo e a Castagnolo. Penso che fosse Mezzanotte Cesare di Giaggiolo un giovane di 28 anni padre di una figlia. Mia madre ha ricordato sempre questo fatto con molto dolore, pensando a queste persone che erano state strappate alle loro famiglie agli affetti, i più giovani lasciavano i genitori, quelli più grandi lasciavano dei figli, alcuni ne avevano molti perché allora non era come ora che se si fanno uno o due figli è già tanto, c’era chi aveva 6 o 7 o 8 o 9 figli come Castellucci Celso, Ceccaroni Angelo, Biondini Antonio, Soldati Pasquale.
Al giorno d’oggi questi figli o sono vecchi o sono morti, quindi si stanno perdendo le testimonianze su questi episodi.
Quindi noi dobbiamo cercare di salvare tutto quello che si può e di ricordare questi fatti perché non devono più accadere queste cose. Voi giovani dovete fare in modo che non esista più l’odio razziale, l’odio per il nemico, per chi non la pensa come noi.
Dobbiamo evitare di cadere in queste brutte cose, dobbiamo vivere in pace preservando quei valori di libertà e di democrazia che queste persone ci hanno tramandato
Queste persone furono lasciate senza mangiare e solo dopo 2 giorni fu consentito ad alcuni buoni cittadini meldolesi di portare da mangiare a questa povera gente.
I tedeschi il 21 agosto scelsero 18 di queste persone, prima di tutti quelli della zona di Pieve di Rivoschio, perché ritenevano che le popolazioni in quella zona avessero aiutato i Partigiani e quindi meritassero una punizione veramente atroce solo per aver dato da mangiare a dei giovani affamati. Furono sottoposti a interrogatorio e torturati
Queste 18 persone furono portate all’aperto di fronte a un muro e costrette a scavarsi la fossa
Ci sono delle testimonianze che sono riportate in diversi libri o anche oralmente su alcuni episodi accaduti qui per esempio ci fu un signore di Meldola (l’unico meldolese) che dopo aver scavato la fossa fu salvato in extremis per l’intervento del suo padrone ( faceva il bracciante in un’azienda di San Matteo) che era amico del federale fascista di Meldola.
Fu salvato in extremis e un altro prese il suo posto. Ci sono alcuni che pensano che il proprio parente abbia preso il posto di Leoni, non sappiamo chi sia stato comunque uno fu ucciso al suo posto. Quando Leoni raccontava questo episodio ci metteva qualche frase ironica per nascondere questo dramma perché lui sapeva che la sua salvezza era costata la vita a un’altra persona.
Un altro fatto brutto avvenuto quel giorno fu che i due giovani partigiani che erano stati catturati nella zona di monte Alio (Giusti Angelo e Nanni Lello) furono appesi al soffitto legati con una corda e sottoposti a scudisciate.
C’è anche una testimonianza trovata in un libro che una delle vittime Alessandrini Alessandro di 64 anni si ribellò a un tedesco che lo invitava a scavare più in fretta, colpendolo violentemente col badile . Subito gli spararono e fu il primo a morire
Anche su questo episodio c’è la testimonianza di un signore di Meldola, che all’epoca aveva una decina di anni e si trovava a giocare coi cugini in un orto qui vicino. Attirati dalle urla andarono a vedere e nascosti assistettero a questa triste scena della fucilazione di queste 18 persone che caddero sulla fossa e furono seppelliti da alcuni prigionieri prelevati dal capannone, sotto la minaccia di mitra puntati (alcune di queste vittime furono seppellite non ancora morte). Di questo episodio c’è la testimonianza scritta in un libro, di Sansavini Angelo che fu deportato in Germania e tornò a piedi alla fine della guerra.
Tanti sono stati i testimoni di questo episodio di efferata barbarie e a Meldola tanti lo ricordano o perché l’hanno visto o sentito raccontare dai familiari più anziani. Anche voi potete chiedere ai vostri familiari se qualcuno ricorda questa brutta storia.
C’è una testimonianza in un libro di Don Zanetti, sacerdote meldolese che ha partecipato alla Resistenza, dove racconta di aver incontrato un giovane meldolese in divisa fascista che disse: “ho il mitra ancora caldo per aver fucilato quei porci” Pensate che cosa orribile definire porci delle povere vittime innocenti, alcuni padri di famiglia, famiglie che a causa della morte del padre si erano trovate prive di sostentamento in grandi difficoltà.
Le vittime della strage della Fornace erano di età dai 17 anni di Lombini Marcello agli 82 di Mondardini Salvatore.
Nel nostro territorio sono avvenuti altri fatti di sangue oltre a questo che, sicuramente, è stato il più terribile. Ci sono dei cippi che ricordano i vari episodi sul nostro territorio, fra cui quello che si incontra andando dal Cippo della Fornace verso il centro di Meldola, che è il monumento al Partigiano sulla rotonda all’ingresso del paese, eretto nel 1983 per volere dell’amministrazione comunale in una posizione alla confluenza delle strade che portano alle colline e vuol ricordare tutti i Partigiani della vallata che combatterono in montagna.

A San Valentino e Cà Cornio attorno alle bandiere del Battaglione Corbari

21 agosto 2017 di forlicesena Nessun commento »

Gran bella giornata a San Valentino, domenica 20 agosto, per ricordare, in un Luogo della MEMORIA, il luttuoso episodio che vide, 73 anni fa, la cattura (e l’uccisione) dei comandanti del Battaglione Corbari, ovvero, Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei – cui va aggiunto Adriano Spazzoli, che si era aggregato da pochi giorni per salvare il fratello Tonino in carcere a Forlì.
Le celebrazioni a San Valentino, dopo la messa officiata dal Vescovo Emerito Claudio Stagni sono consistite in una serie di interventi di Autorità locali (Sindaci di Tredozio, Modigliana e S. Benedetto e di assessori di Forlì e Castrocaro) e la testimonianza di Sergio Giammarchi, Partigiano con Corbari, oltre al saluto di Miro Gori, Presidente dell’ANPI di Forlì-Cesena. Dopo la deposizione di una corona, autorità e cittadini si sono spostati a Cornio (o Cà Cornio), dove c’è la casa in cui furono catturati gli esponenti del Battaglione Corbari per posizionare un’altra corona.
Da sottolineare che, oltre a tanti cittadini, iscritti all’ANPI, antifascisti, vi erano vari parenti dei Partigiani coinvolti, fra cui il figlio e il nipote di Spazzoli.
Del tutto inedita, invece, la presenza di Enzo Corti, nipote del Partigiano Enzo Corti, e di Luigi Vesentini dell’ANPI di Verona, che hanno portato il medagliere dell’ANPI della città veneta per onorare la lotta partigiana. Corti fu catturato con altri 19 a Cà Morelli e poi fucilato a Verona con sei del gruppo. Il nipote, che era anche in cerca di notizie, grazie all’incontro a San Valentino coi fratelli Rubini dell’Anpi di Predappio, ha saputo che lo zio era chiamato “il Toscanino”.
Domenica 20 agosto è stato un esempio di come antifascisti e cittadini, partigiani e parenti possono tenere alti quei vessilli e quei valori che i Resistenti ci hanno dato (e che son ben scanditi nella Costituzione), mantenendo e allagando la Memoria delle loro azioni e della loro lotta per la libertà.

Integrazione e aggiunta alle celebrazioni per Corbari

14 agosto 2017 di forlicesena Nessun commento »

A ulteriore integrazione delle celebrazioni dedicate al Battaglione Corbari nella ricorrenza del 18 agosto, si segnalano due iniziative: a Castrocaro e a Forlì, entrambe venerdì 18 agosto 2017.
Venerdì alle 10, nella loggia di via Garibaldi a Castrocaro Terme, si terrà la cerimonia di commemorazione per il 73esimo anniversario dell’uccisione dei quattro partigiani del Battaglione Corbari, medaglie d’oro al Valor Militare, Silvio Corbari, Adriano Casadei, Arturo Spazzoli, Iris Versari. Corbari e Casadei furono impiccati il 18 agosto 1944 ai tiranti della loggia. I corpi dei quattro martiri furono esposti impiccati a due lampioni di piazza Saffi a Forlì come monito alla popolazione. Interverrano assieme ad autorità civili e militari, la sindaca Marianna Tonellato che deporrà una corona d’alloro.
Parteciperanno Carla Grementieri, vicepresidente vicaria dell’Anpi di Forlì-Castrocaro e la staffetta partigiana Amalia Geminiani e l’associazione voceDonna, che ha come socia Onoraria Iris Versari. Alle ore 10.45 la cerimonia si ripeterà presso le mura esterne del cimitero sotto la lapide che ricorda la fucilazione, avvenuta sempre nell’agosto del 1944, di Rolando e Verardo Verità, Raniero Paolucci De Calboli, Antonio Benzoni, Antonio Buranti, Livio Ceccarelli e Fiorenzo Grassi.
A FORLI’, in piazzetta della Misura, alle ore 21:15, Concerto della Banda “Città di Forlì” per ricordare i martiri di Cà Cornio (Iris Versari, Adriano Casadei, Silvio Corbari e Arturo Spazzoli) e il fratello di Arturo, Tonino, che fu fatto transitare in piazza Saffi per fargli vedere il corpo dei 4 appesi, prima di essere portato nel luogo della sua uccisione.

UN APPELLO e UN INVITO

14 agosto 2017 di forlicesena Nessun commento »

L’appello è a tutti gli iscritti ANPI e l’invito è rivolto agli antifascisti.
Per non dimenticare, PARTECIPANDO.
DOMENICA 20 agosto alla chiesa di SAN VALENTINO (Tredozio) si ricorda lo scontro fra il Battaglione Corbari ed i nazifascisti del 18 agosto 1944. Scontro che portò alla morte di Iris VERSARI e la cattura di Arturo Spazzoli, Silvio CORBARI e Adriano CASADEI. Va sottolineato che Arturo, Silvio ed Adriano furono uccisi nel corso della mattina, in due momenti diversi, per poi, assieme alla salma di Iris, essere impiccati (quindi già morti) ai lampioni in piazza a Forlì nel pomeriggio e lasciati lì per alcuni giorni.
La Memoria dell’episodio si terrà a San Valentino, con inizio alle ore 16, quando Claudio Stagni, Vescovo Emerito della Diocesi di Faenza-Modigliana, celebrerà la messa.
Alle ore 17 Autorità e partigiani, cittadini e antifascisti assisteranno alla deposizione di corona ai Caduti della Resistenza, per poi spostarsi a CA’ CORNIO (in Comune di Modigliana-l’edificio in cui avvenne l’eccidio) per portare una corona ai Resistenti.
Le cerimonie saranno accompagnate dalla Banda “Città di Modigliana”.
E’ possibile partecipare ad un momento conviviale, prenotando al 347 9022213 (Mirco).
Da sottolineare che VENERDI’ 18 agosto, nell’Abbazia di SAN BENEDETTO in ALPE si terrà il CONCERTO dedicato a Iris Versari.

Per ulteriore informazioni sull’episodio, si allega la scheda di Roberta Mira in “Atlante delle Stragi naziste e fasciste in Italia”
La mattina del 18 agosto 1944 i fascisti del Battaglione M IX Settembre di stanza a Castrocaro (FC) e alcuni tedeschi accerchiarono e attaccarono un casolare a Ca’ Cornio nei pressi di Modigliana (FC) dove si erano stabiliti Silvio Corbari e alcuni membri della sua formazione partigiana, tra cui i suoi principali collaboratori Iris Versari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli. I fascisti ferirono Arturo Spazzoli e costrinsero il contadino Sante Piani a trasportarlo verso Monte Trebbio, ma lungo il tragitto un fascista uccise Spazzoli e giunti a Monte Trebbio anche Piani fu ucciso (v. Monte Trebbio (FC), 18 agosto 1944); Iris Versari, che era ferita ad una gamba e non poteva fuggire, si suicidò per non cadere prigioniera. Casadei e Corbari restarono feriti e furono catturati. I fascisti li portarono a Castrocaro dove verso le ore 13 li impiccarono sotto il portico del centro cittadino (v. Episodio di Castrocaro (FC), 18 agosto 1944). Nel pomeriggio i fascisti trasferirono a Forlì i corpi esanimi di Corbari e Casadei a cui unirono quelli recuperati di Iris Versari e Arturo Spazzoli. Allo scopo di terrorizzare la popolazione e dimostrare che il fascismo aveva avuto ragione del temuto bandito Corbari, impiccarono i quattro cadaveri ad un lampione di piazza Saffi a Forlì, in centro alla città, e li lasciarono esposti per alcuni giorni.
L’operazione fascista a Ca’ Cornio fu resa possibile dalla collaborazione di alcuni giovani che si erano infiltrati nella formazione Corbari e che avevano raccolto informazioni per passarle al battaglione M IX Settembre. La cattura e l’uccisione di Corbari e dei suoi compagni avvenne a conclusione di una serie di arresti e uccisioni di persone accusate di sostenere la Resistenza compiute dal battaglione M IX Settembre a metà agosto 1944 a Castrocaro. Il giorno 12 i fascisti del battaglione M avevano fucilato nel cimitero di Castrocaro i fratelli Rolando e Verardo Verità nel pomeriggio e Angelo Mariani nella notte (v. Episodi di Castrocaro (FC), 12 agosto (fratelli Verità) e Castrocaro (FC), 12 agosto 1944 (Angelo Mariani) e il giorno 14, sempre nel cimitero di Castrocaro, avevano ucciso il marchese Gianni Raniero Paulucci de’ Calboli Ginnasi, Antonio Benzoni, Fiorenzo Grassi, Livio Ciccarelli e Antonio Buranti (v. Episodio di Castrocaro (FC), 14 agosto 1944). Altra vittima di questa serie di arresti fu Umberto Mercuri che morì cadendo dalla finestra della sede del battaglione M.

Ciao Guerzoni

11 agosto 2017 di forlicesena Nessun commento »

PUBBLICHIAMO IL CORDOGLIO DELL’ANPI NAZIONALE, CUI -COME ANPI PROVINCIALE- CI ASSOCIAMO
Con intensa commozione e dolore abbiamo appreso della scomparsa del nostro amato Vice presidente nazionale vicario Luciano Guerzoni. Una perdita gravissima per tutta l’Associazione che in queste ore sta vivendo momenti di profondo turbamento. Guerzoni è stato un amico, un grande dirigente nazionale, un autentico democratico, un appassionato e prezioso organizzatore: grazie al suo infaticabile impegno, per il quale nel 2009 si è potuto dare vita alla nuova stagione dell’ANPI con la Conferenza di organizzazione di Chianciano, la nostra Associazione è oggi presente e operativa in tutte le province d’Italia. L’attività politica ha caratterizzato per intero la sua esistenza portandolo a ricoprire cariche di alto livello istituzionale. Presidente della Regione Emilia-Romagna dal 1987 al 1990, è stato poi Senatore della Repubblica ininterrottamente dal 1992 al 2006, Presidente e Vice Presidente di Commissione (ricordiamo in particolare quella d’inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti). Ma possiamo affermare con convinzione che la sua “Casa” politica, la sua ragion d’essere di attivista della democrazia e dei principi e valori della Costituzione, è stata decisamente l’ANPI.
Salutiamo Luciano Guerzoni con affetto infinito, ci stringiamo al dolore dei familiari e amici e annunciamo che in settembre organizzeremo una iniziativa nazionale tutta dedicata al suo ricordo.
LA PRESIDENZA E LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 11 agosto 2017

IL SENTIERO DEL PARTIGIANO JANOSIK

3 agosto 2017 di forlicesena Nessun commento »

IL SENTIERO DEL PARTIGIANO JANOSIK

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Lunghezza 5Km
Tempo di percorrenza 3 ore
Dislivelli alt. max-min 764-613 mt slm

Il sentiero del partigiano Janosik è dedicato a Giorgio Ceredi (1925-2016) partigiano e commissario politico del secondo distaccamento, II zona dell’8ª Brigata Garibaldi.

Su YouTube “Intervista al partigiano Giorgio di Cesena” 25/4/2010

https://www.youtube.com/watch?v=62Cl_jZNn_o

STRABATENZA – Punti di interesse:

* Monumento ai partigiani dell’8ª Brigata Garibaldi

* Cà I Fondi

*La Casaccia sede del Comando II distaccamento della II zona

* Cà del Tosco

* Cà Palaino

* Trappisa di sopra

* La “Salgheda” antica strada che da Poggio la lastra portava alla “Villa”, centro del paese di Strabatenza

* Canonica della chiesa di San Donato, prima sede del Comando Gruppo Brigate “Romagna” nel febbraio-aprile 1944 e da maggio sede del Comando dell’8ª Brigata Garibaldi “Romagna” seconda zona

“ Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è
nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne
dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono
imprigionati, nei campi dove furono impiccati.”

Piero Calamandrei

Miro Gori nuovo presidente ANPI FC

15 giugno 2017 di forlicesena Nessun commento »

Il comitato provinciale Anpi Forlì Cesena (Associazione Nazionale Partigani d’Italia) ha eletto sabato 3 giugno, all’unanimità, il nuovo presidente provinciale, Miro Gori, dopo la rinuncia, per motivi di salute, di Tamer Favali. Altrettanto unanime il ringraziamento del comitato provinciale sia al presidente uscente, che a Furio Kobau, avendo egli guidato come presidente vicario l’Anpi, per alcuni mesi.
Gianfranco Miro Gori è nato a San Mauro Pascoli (11 agosto 1951). Dopo gli studi classici, si è laureato in filosofia e ha conseguito il dottorato di ricerca in discipline dello spettacolo: storia e filologia del cinema. Ha ideato e diretto la Cineteca del comune di Rimini e organizzato festival e manifestazioni culturali in patria e all’estero. Ha pubblicato molti saggi di argomento cinematografico dedicandosi soprattutto, tra i primi in Italia, allo studio dei rapporti tra cinema e storia. Si è occupato del regista Federico Fellini, dello sceneggiatore e poeta Tonino Guerra, del musicista Secondo Casadei, del poeta, suo concittadino, Giovanni Pascoli, senza mai dimenticare il legame che essi hanno coltivato con la loro terra. Tra le sue opere  un romanzo in una “neolingua” che mescola italiano e dialetto (Senza Movente. Mobydick, Faenza 2000) e quattro raccolte di versi in dialetto (Strafócc, Chiamami Città, Rimini 1995; Gnént, Pazzini, Verucchio 1998; Cantèdi, Mobydick, Faenza, 2008; E’ cino, la gran bòta, la s-ciuptèda, Fara, Rimini 2014).  E’ stato sindaco di San Mauro Pascoli.

Miro-Gori

L’Anpi è uno dei capisaldi della Repubblica italiana fondata sulla Costituzione. Un baluardo non enorme dal punto di vista quantitativo ma di certo assai grande da quello culturale, morale, simbolico.
L’eredità della Resistenza da cui è nata la nostra bella Costituzione, è un ricco lascito per il presente e un sostanzioso viatico per il futuro.
Per questo sono orgoglioso e onorato di assumere la carica di presidente dell’Anpi: associazione che nella deriva individualistica presente, in un certo scadimento intellettuale e morale, mantiene saldi i valori della Repubblica italiana, fondata sul lavoro, sulla giustizia, sulla libertà.
I giorni che ci attendono ci dovranno vedere impegnati nella battaglia per la difesa e l’ampliamento di questi valori universali: Una battaglia da condurre tutti insieme.
Ogni iscritto, ma anche ogni persona che condivide questo progetto è chiamata a dare il suo contributo.
Ringrazio dunque coloro che mi hanno eletto, i presidenti dell’Anpi che mi hanno preceduto, gli aderenti all’Associazione, e confidando nella collaborazione di tutti mi avvio a seguitare, mi auguro con l’umiltà e la forza necessaria, nel cammino gloriosamente aperto nella guerra di Liberazione nazionale.

Miro Gori

Domenica 14 maggio 2017 – A pranzo con l’ANPI

8 maggio 2017 di forlicesena Nessun commento »

ANPI Sezione Cesena presenta:

“A pranzo con l’ANPI”

Domenica 14 maggio 2017
Circolo ARCI Ponte Abbadesse
Via Sorrivoli, 24 – Cesena FC

Programma:
10:45 – Proiezione documentario a cura di ResistentiDOC
12:30 – Pranzo di autofinanziamento € 23/persona. Prenotazioni entro il 10/05 ai numeri 3336678611 Nadia oppure 3397049329 Alfio. Menu: antipasto misto, tagliatelle al ragù di mora romagnola, arrosti misti con contorni, dolce, vino, acqua e caffè. Alternativa vegeteriana su richiesta.

Aperto a tutti!

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La moneta cattiva

26 aprile 2017 di forlicesena Nessun commento »

di Vladimiro Flamigni

Ormai da oltre un mese, sulla stampa locale si discute della riaccensione del faro della Rocca delle Caminate.
Ad innescare la polemica l’interrogazione di un consigliere provinciale di Meldola alla quale avrebbe risposto positivamente, nella seduta successiva, il presidente della provincia Davide Drei. Risposta, sembra, condivisa dagli altri consiglieri provinciali.
E’ passato diverso tempo ma ancora non possediamo una precisa ricostruzione di quanto sia avvenuto documentato da un verbale o un atto ufficiale.
Va subito detto che questo consiglio provinciale non eletto a suffragio universale, ha modificato e ribaltato gli orientamenti dei consigli provinciali, eletti a suffragio universale, che analoga proposta avevano respinto.
Ma qual’è la motivazione alla base della richiesta di accensione di un faro rimasto spento per 70 anni? E dopo che in precedenza il Consiglio proviciale aveva respinto la richiesta?
La motivazione è unicamente turistica, il faro attirerebbe turisti, quindi risorse economiche e questo argomento serve a scalzare qualsiasi obiezione, che male c’è ad usare i cimeli o le architetture del regime per attirare turisti? Qualcuno ne trae beneficio, perchè allora impedirlo.
Quel faro sulla Rocca delle Caminate non c’era ne c’era motivo perchè ci fosse. Lo volle Mussolini nel 1927 per celebrare se stesso e era acceso solo per segnalare la presenza del duce in Romagna. Quella luce che si estendeva per 60 km stava a significare che la Romagna era stata domata, pacificata dal fascismo. La Romagna democratica, dei partiti di massa, delle leghe, delle cooperative era stata distrutta e il fascismo aveva vinto, la nuova Romagna si identificava nel suo duce. Questo comunicava la luce del faro e lo sapevano bene gli antifascisti che ogni volta che il duce era in Romagna erano costretti in casa o in galera.
E’ inconsistente qualsiasi argomento che sostenga che oggi, dopo 70 anni, la sua riaccensione, se fatta a determinate condizioni, dimostrerebbe che alla fine la Romagna democratica, antifascista ha avuto il sopravvento, ha vinto. Secondo i sostenitori dell’accensione del faro quei simboli non fanno più paura e bisogna innovarsi.
Le categorie del coraggio e della paura qui valgono poco. I nostri padri, i nostri nonni il coraggio lo avevano e lo dimostrarono, avevano ben chiaro di avere vinto, e quel faro lo vollero spento.
Un conto è il recupero delle strutture architettoniche finalizzate ad un uso culturale e sociale, un conto è il ripristino della funzione di un oggetto che aveva e avrebbe un significato terribilmente simbolico: la luce del faro vorrebbe ricordare che il duce è ritornato a casa?!
Quando ci fu il restauro della ex Gil, si recuperò la scritta del giuramento fascista nello stato in cui si trovava, senza procedere a ricostruzioni che avrebbero falsato la storia e la correttezza del restauro. Si decise di porre alla base della torre, l’informazione che la scritta è in parte deteriorata, perchè così vollero i giovani antifascisti che il 25 luglio 1943 la scarpellarono.
La riaccensione del faro rimette in discussione questo principio e annulla settanta anni di storia, quel faro non è rimasto spento perchè rotto ma perchè così vollero coloro che il fascismo lo avevano abbattuto.
Quello è il faro del duce, la sua importanza deriva da questo, e una volta riattivato sarà il faro del duce e attirerà coloro che per curiosità o condivisione di idee vogliono vedere il faro del duce.
Vorrei ricordare che oltre al faro di luoghi mussoliniani Forlì ne possiede molti altri l’appartamento in prefettura, il rifugio antiaereo nei sotterranei della prefettura e poi la stanza alla stazione. Lo studio del fratello a Paderno di Mercato Saraceno. Vi sono richieste perchè questi luoghi siano visitabili da parte del pubblico.
Vi è ampia materia per fare un percorso mussoliniano turisticamente attraente. E’ a questo che si vuole giungere? E’ questo il futuro che si prepara per i nostri nipoti? Fare le guide mussoliniane o i camerieri in camicia nera?
Dopo avere costruito questa “italietta” mussoliniana, tra appartamenti, stanze, fari, negozi di gaget hitleriani e mussoliniani, fra la casa natale e la tomba dovrebbe sorgere un Centro di documentazione di alto profilo culturale e di coinvolgimento europeo?
C’è una vecchia legge, ma sempre valida, che afferma che la moneta cattiva scaccia quella buona.
C’è da dubitare che qualche università o centro culturale europeo sia disponibile a collaborare con un’istituzione culturale inserita in un contesto di questo tipo.
Ma qual’è il messaggio che la riaccensione del faro trasmetterebbe ai giovani?
E’ possibile usare i simboli del fascismo perchè questo non fu un vero totalitarismo, fu un totalitarismo all’italiana, che mandava gli oppositori in villegiatura al confino, un fascismo che ha fatto anche molte cose buone, sbagliò ad allearsi col nazismo, quello si criminale. E se in Germania, o in Austria nei luoghi simbolo del nazismo vi è il racconto di crimini e malefatte ciò non è necessario in Italia perchè il fascismo fu tollerante, in quegli anni ci fu una vivace stagione artistica, e si sa gli italiani sono brava gente.
Così facendo non faremmo altro che ribadire tutti i luoghi comuni che un’inizativa culturalmente seria dovrebbe spazzare via.
Sulla tolleranza del dissenso da parte del fascismo vorrei ricordare che fra il 1928 e il 1941, nella sola provincia di Forlì ci furono quattro antifascisti uccisi dalle torture fasciste: Gastone Sozzi, Scevola Riciputi, Derno Varo e Pio Amaduzzi.
Ma perchè da alcuni anni si discute tanto dell’importanza del turismo e della cultura per Forlì?
A partire dagli anni settanta Forlì ha conosciuto un processo di deindustrializzazione. Produzioni importanti e migliaia di posti di lavoro sono stati persi e molti non rimpiazzati. Forlì fatica a ricollocarsi nel contesto dell’economia globalizzata e il turismo culturale che è una importante risorsa per l’Italia diviene sempre più importante anche per la nostra provincia. Investimenti importanti sono stati fatti dalla Fondazione cassa dei risparmi, dagli enti locali per proporre Forlì città della cultura. Un proposito da condividere e sostenere ma con proposte che non contraddicano la sua tradizione democratica, antifascista, associativa e partecipativa. Che non tolgano a questa terra la sua identità, i suoi valori, la sua coesione e la sua forza.
La scelta è se vogliamo soddisfare un turismo il più ampio possibile purchè porti soldi, o vogliamo qualificare il territorio, con proposte capaci di attrarre un turismo culturalmente qualificato, che frequenta questi luoghi per l’elevata qualità dei suoi servizi, dei suoi prodotti gastronimici e culturali, un turismo che non è affatto di nicchia ma che corrisponde alla levatura degli italiani e dei giovani di oggi abituati a frequentare e a confrontare le proposte con quanto avviene anche negli altri paesi europei.

 

Gastone_Sozzi
Gastone Sozzi

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Scevola Riceputi

Derno_Varo
Derno Varo

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Pio Amaduzzi

Cronache della Resistenza – 2017/N°2

25 aprile 2017 di forlicesena Nessun commento »

Cronache della Resistenza – Marzo/Aprile 2017/N°2

Sommario:

  • Il faro del Duce resti spento – pag 2
  • “Il solo faro che vogliamo acceso” – pag 4
  • La moneta cattiva – pag 6
  • I nostri “eroi” – pag 8
  • Congratulazioni Forza Nuova, condoglianze Italia – pag 9
  • Cesena c’è – pag 12
  • I resistenti galeatesi – pag 13
  • Otto Balekta e gli altri – pag 15
  • Caro Sindaco, c’è bisogno di più ANPI – pag 18
  • Ricordi e sottoscrizioni – pag 19

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