Domenica 14 maggio 2017 – A pranzo con l’ANPI

8 maggio 2017 di forlicesena Nessun commento »

ANPI Sezione Cesena presenta:

“A pranzo con l’ANPI”

Domenica 14 maggio 2017
Circolo ARCI Ponte Abbadesse
Via Sorrivoli, 24 – Cesena FC

Programma:
10:45 – Proiezione documentario a cura di ResistentiDOC
12:30 – Pranzo di autofinanziamento € 23/persona. Prenotazioni entro il 10/05 ai numeri 3336678611 Nadia oppure 3397049329 Alfio. Menu: antipasto misto, tagliatelle al ragù di mora romagnola, arrosti misti con contorni, dolce, vino, acqua e caffè. Alternativa vegeteriana su richiesta.

Aperto a tutti!

18222421_1418517161520366_7605367783128443222_n

La moneta cattiva

26 aprile 2017 di forlicesena Nessun commento »

di Vladimiro Flamigni

Ormai da oltre un mese, sulla stampa locale si discute della riaccensione del faro della Rocca delle Caminate.
Ad innescare la polemica l’interrogazione di un consigliere provinciale di Meldola alla quale avrebbe risposto positivamente, nella seduta successiva, il presidente della provincia Davide Drei. Risposta, sembra, condivisa dagli altri consiglieri provinciali.
E’ passato diverso tempo ma ancora non possediamo una precisa ricostruzione di quanto sia avvenuto documentato da un verbale o un atto ufficiale.
Va subito detto che questo consiglio provinciale non eletto a suffragio universale, ha modificato e ribaltato gli orientamenti dei consigli provinciali, eletti a suffragio universale, che analoga proposta avevano respinto.
Ma qual’è la motivazione alla base della richiesta di accensione di un faro rimasto spento per 70 anni? E dopo che in precedenza il Consiglio proviciale aveva respinto la richiesta?
La motivazione è unicamente turistica, il faro attirerebbe turisti, quindi risorse economiche e questo argomento serve a scalzare qualsiasi obiezione, che male c’è ad usare i cimeli o le architetture del regime per attirare turisti? Qualcuno ne trae beneficio, perchè allora impedirlo.
Quel faro sulla Rocca delle Caminate non c’era ne c’era motivo perchè ci fosse. Lo volle Mussolini nel 1927 per celebrare se stesso e era acceso solo per segnalare la presenza del duce in Romagna. Quella luce che si estendeva per 60 km stava a significare che la Romagna era stata domata, pacificata dal fascismo. La Romagna democratica, dei partiti di massa, delle leghe, delle cooperative era stata distrutta e il fascismo aveva vinto, la nuova Romagna si identificava nel suo duce. Questo comunicava la luce del faro e lo sapevano bene gli antifascisti che ogni volta che il duce era in Romagna erano costretti in casa o in galera.
E’ inconsistente qualsiasi argomento che sostenga che oggi, dopo 70 anni, la sua riaccensione, se fatta a determinate condizioni, dimostrerebbe che alla fine la Romagna democratica, antifascista ha avuto il sopravvento, ha vinto. Secondo i sostenitori dell’accensione del faro quei simboli non fanno più paura e bisogna innovarsi.
Le categorie del coraggio e della paura qui valgono poco. I nostri padri, i nostri nonni il coraggio lo avevano e lo dimostrarono, avevano ben chiaro di avere vinto, e quel faro lo vollero spento.
Un conto è il recupero delle strutture architettoniche finalizzate ad un uso culturale e sociale, un conto è il ripristino della funzione di un oggetto che aveva e avrebbe un significato terribilmente simbolico: la luce del faro vorrebbe ricordare che il duce è ritornato a casa?!
Quando ci fu il restauro della ex Gil, si recuperò la scritta del giuramento fascista nello stato in cui si trovava, senza procedere a ricostruzioni che avrebbero falsato la storia e la correttezza del restauro. Si decise di porre alla base della torre, l’informazione che la scritta è in parte deteriorata, perchè così vollero i giovani antifascisti che il 25 luglio 1943 la scarpellarono.
La riaccensione del faro rimette in discussione questo principio e annulla settanta anni di storia, quel faro non è rimasto spento perchè rotto ma perchè così vollero coloro che il fascismo lo avevano abbattuto.
Quello è il faro del duce, la sua importanza deriva da questo, e una volta riattivato sarà il faro del duce e attirerà coloro che per curiosità o condivisione di idee vogliono vedere il faro del duce.
Vorrei ricordare che oltre al faro di luoghi mussoliniani Forlì ne possiede molti altri l’appartamento in prefettura, il rifugio antiaereo nei sotterranei della prefettura e poi la stanza alla stazione. Lo studio del fratello a Paderno di Mercato Saraceno. Vi sono richieste perchè questi luoghi siano visitabili da parte del pubblico.
Vi è ampia materia per fare un percorso mussoliniano turisticamente attraente. E’ a questo che si vuole giungere? E’ questo il futuro che si prepara per i nostri nipoti? Fare le guide mussoliniane o i camerieri in camicia nera?
Dopo avere costruito questa “italietta” mussoliniana, tra appartamenti, stanze, fari, negozi di gaget hitleriani e mussoliniani, fra la casa natale e la tomba dovrebbe sorgere un Centro di documentazione di alto profilo culturale e di coinvolgimento europeo?
C’è una vecchia legge, ma sempre valida, che afferma che la moneta cattiva scaccia quella buona.
C’è da dubitare che qualche università o centro culturale europeo sia disponibile a collaborare con un’istituzione culturale inserita in un contesto di questo tipo.
Ma qual’è il messaggio che la riaccensione del faro trasmetterebbe ai giovani?
E’ possibile usare i simboli del fascismo perchè questo non fu un vero totalitarismo, fu un totalitarismo all’italiana, che mandava gli oppositori in villegiatura al confino, un fascismo che ha fatto anche molte cose buone, sbagliò ad allearsi col nazismo, quello si criminale. E se in Germania, o in Austria nei luoghi simbolo del nazismo vi è il racconto di crimini e malefatte ciò non è necessario in Italia perchè il fascismo fu tollerante, in quegli anni ci fu una vivace stagione artistica, e si sa gli italiani sono brava gente.
Così facendo non faremmo altro che ribadire tutti i luoghi comuni che un’inizativa culturalmente seria dovrebbe spazzare via.
Sulla tolleranza del dissenso da parte del fascismo vorrei ricordare che fra il 1928 e il 1941, nella sola provincia di Forlì ci furono quattro antifascisti uccisi dalle torture fasciste: Gastone Sozzi, Scevola Riciputi, Derno Varo e Pio Amaduzzi.
Ma perchè da alcuni anni si discute tanto dell’importanza del turismo e della cultura per Forlì?
A partire dagli anni settanta Forlì ha conosciuto un processo di deindustrializzazione. Produzioni importanti e migliaia di posti di lavoro sono stati persi e molti non rimpiazzati. Forlì fatica a ricollocarsi nel contesto dell’economia globalizzata e il turismo culturale che è una importante risorsa per l’Italia diviene sempre più importante anche per la nostra provincia. Investimenti importanti sono stati fatti dalla Fondazione cassa dei risparmi, dagli enti locali per proporre Forlì città della cultura. Un proposito da condividere e sostenere ma con proposte che non contraddicano la sua tradizione democratica, antifascista, associativa e partecipativa. Che non tolgano a questa terra la sua identità, i suoi valori, la sua coesione e la sua forza.
La scelta è se vogliamo soddisfare un turismo il più ampio possibile purchè porti soldi, o vogliamo qualificare il territorio, con proposte capaci di attrarre un turismo culturalmente qualificato, che frequenta questi luoghi per l’elevata qualità dei suoi servizi, dei suoi prodotti gastronimici e culturali, un turismo che non è affatto di nicchia ma che corrisponde alla levatura degli italiani e dei giovani di oggi abituati a frequentare e a confrontare le proposte con quanto avviene anche negli altri paesi europei.

 

Gastone_Sozzi
Gastone Sozzi

Scevola_Riceputi
Scevola Riceputi

Derno_Varo
Derno Varo

Pio_Amaduzzi
Pio Amaduzzi

Cronache della Resistenza – 2017/N°2

25 aprile 2017 di forlicesena Nessun commento »

Cronache della Resistenza – Marzo/Aprile 2017/N°2

Sommario:

  • Il faro del Duce resti spento – pag 2
  • “Il solo faro che vogliamo acceso” – pag 4
  • La moneta cattiva – pag 6
  • I nostri “eroi” – pag 8
  • Congratulazioni Forza Nuova, condoglianze Italia – pag 9
  • Cesena c’è – pag 12
  • I resistenti galeatesi – pag 13
  • Otto Balekta e gli altri – pag 15
  • Caro Sindaco, c’è bisogno di più ANPI – pag 18
  • Ricordi e sottoscrizioni – pag 19

Sfoglia il PDF | Download | Vedi elenco uscite precedenti

21 aprile 2017 presentazione RESISTENZA MAPPE a Cesena

19 aprile 2017 di forlicesena Nessun commento »

Il 21 aprile 2017 l’istituto di Storia della Resistenza organizza a Cesena una serata a Palazzo Nadiani (Contrada Dandini 5 Cesena vicino a Galleria Oir) per presentare RESISTENZA MAPPE un portale della regione Emilia Romagna  dedicato ad itinerari della resistenza, dell’antifascismo della guerra ecc.

http://resistenzamappe.it/

ResistenzaMappeCesena

30 aprile 2017 festa “PRIMAVERA DI LIBERAZIONE” a VALPISELLA

19 aprile 2017 di forlicesena Nessun commento »

Per informazioni e prenotazione per il pranzo tel a Palmiro 377 2197631 o scrivere a anpi.sez.forli@gmail.com

http://forlicesena.anpi.it/valpisella/

 

Locandina 30 aprile

Menù

aquiloni

Promo Valpisella

Lunedì 24 aprile 2017 “LIBERTÀ E LAVORO OGGI” presso la Casa del Lavoratore a Bussecchio

19 aprile 2017 di forlicesena Nessun commento »

Lunedì 24 aprile 2017 alle ore 21.00 presso la Casa del Lavoratore via Cerchia 98, Bussecchio Forlì

LIBERTÀ E LAVORO OGGI

Introdurranno l’incontro:
Giorgio Barlotti, presidente del consiglio di amministrazione della Casa del Lavoratore
Paride Amanti, segretario della Camera del Lavoro Territoriale Cgil di Forlì
Gianfranco Miro Gori, della Segreteria dell’ANPI provinciale Forlì-Cesena

Marco Viroli e Gabriele Zelli interverranno su:
“9 novembre 1944: Forlì è libera, ma a quale prezzo? Bombardamenti, devastazioni e morte nella città del Duce”

Intermezzi musicali del Trio Iftode che proporrà brani popolari e della Resistenza

Interverrà Davide Drei, sindaco di Forlì

Ingresso libero
Per informazioni 349-37373026
Al termine momento conviviale.

24-aprile-bussecchio-(6)

Intervento della Presidente dell’ANPI di Meldola in occasione del 73° anniversario della morte di Antonio Carini

18 marzo 2017 di forlicesena Nessun commento »

Di seguito il testo del discorso tenuto della Presidente dell’ANPI di Meldola Paola Borghesi, intervenuta in rappresentanza del Comitato Provinciale ANPI Forlì Cesena, presso Rocca delle Caminate in data 18 marzo 2017 in occasione del 73° anniversario della morte di Antonio Carini (Orsi) Partigiano della 8° Brigata Garibaldi e Medaglia d’Argento al Valore Militare

Cari partigiani, care compagne, cari compagni, cittadine, cittadini, e autorità tutte, civili e militari, come Presidente dell’ANPI di Meldola vi ringrazio per la presenza e vi porto il saluto dell’ANPI Provinciale di Forlì Cesena.

Avrebbe dovuto essere qui Tamer Favali che per motivi di salute è stato costretto, seppur a malincuore, a rinunciare a tutti gli incarichi ricoperti in ANPI.

Averlo come Presidente, anche se per pochi mesi, è stato un onore e ricordiamo ancora il discorso profondo e toccante con il quale due anni fa Tamer interveniva a commemorare la figura di Antonio Carini, allora come rappresentante dello SPI-CGIL di Piacenza.

 

Anche quest’anno, come ogni anno, i Comuni di Meldola e di Monticelli d’Ongina, le  ANPI di Forlì-Cesena e di Piacenza di Meldola e di Monticelli d’Ongina,lo SPI CGIL di Forlì e di Piacenza, con il patrocinio dell’Unione dei Comuni della Romagna forlivese e della provincia di Forlì Cesena, che ringrazio, celebrano solennemente l’anniversario della morte di Antonio Carini.

 

In un momento in cui vengono messi in discussione i valori della Resistenza, è importante che si ricordino le persone che versarono il loro sangue per la democrazia di questo Paese. Nel caso di Antonio Carini (Orsi) fu una morte atroce; vogliamo raccontare ancora oggi questa vicenda per non dimenticare che cosa è stato il fascismo, quel fascismo che Gianfranco Fini, noto esponente della destra, in visita a Gerusalemme, definì “il male assoluto”.

 

Quest’anno ricorre il settantatreesimo anniversario della morte di Antonio Carini, nome di battaglia Orsi, partigiano, membro del Comando generale delle Brigate Garibaldi, barbaramente ucciso dai fascisti, dopo alcuni giorni di carcere alla Rocca delle Caminate, durante i quali fu torturato al fine di estorcergli i nomi dei compagni di lotta. Sopportò le torture senza fare rivelazioni, poi, ancora vivo fu trascinato, legato per i piedi ad un auto, e trasportato a Meldola , dove fu accoltellato più volte e gettato dal ponte dei Veneziani.

(mio padre raccontava di aver visto per la strada che porta dalla Rocca delle Caminate a Meldola tracce del suo sangue)

 

Antonio Carini era nato a Monticelli d’Ongina (Piacenza) nel 1902, dove da giovane faceva il barcaiolo sul fiume Po. Nel 1924 emigra in Argentina per sfuggire alle persecuzioni da parte del regime fascista e ivi partecipa a scioperi e manifestazioni e viene inserito nelle liste di persone da sorvegliare da parte della polizia.

 

Dal 1936 al 1939 combatte in Spagna come volontario nelle brigate internazionali come sergente  nel Battaglione Garibaldi e fra il giugno del 1937 e l’agosto 1938 viene ferito tre volte.

Nel gennaio del 39 diviene commissario politico addetto all’intendenza dell’intera Brigata Garibaldi, in stretto contatto con Luigi Longo.

 

Dopo un mese va in Francia dove viene internato in tre diversi campi di concentramento (Saint Cyprien, Gurs e infine Vernet).

Nel 1941 chiede di essere rimpatriato, viene consegnato dalle autorità francesi alla polizia italiana, portato a Piacenza viene processato e  condannato a 5 anni di confino a Ventotene , dove si trova con Terracini, Scoccimarro, Secchia, Longo, Di Vittorio, Alberganti  e altri.

 

Dopo la caduta del regime fascista il  25 luglio 1943, viene liberato e tornato a Piacenza si dedica alla riorganizzazione del partito comunista.

 

Successivamente entra nella resistenza con l’incarico di organizzare le formazioni partigiane e viene inviato dal CUMER in Romagna per organizzare e coordinare le attività delle province di Forlì e Ravenna

In particolare si reca nell’Appennino romagnolo a ispezionare la neonata Brigata Garibaldi ed è proprio durante una di queste ispezioni che viene catturato dai militi della RSI mentre nei pressi di Ricò di Meldola stava attraversando il fiume Bidente.

 

“Dovete resistere, non dovete parlare”, così diceva Carini ai compagni di cella per incoraggiarli a non cedere alle terribili torture, durante i giorni della sua prigionia.

 

Racconta Secondo Tartagni un compagno di prigionia: “in molti gli saltarono addosso e col calcio del mitra lo massacrarono per tutto il corpo… Arroventarono un pugnale baionetta nella stufa a legna… poi legato Carini su una sedia gli appoggiarono il pugnale rovente sotto la pianta dei piedi… Lo bruciarono, fino a che l’odore di carne bruciata non procurò nausea al comandante, il tenente Magnati… Carini gli gridò in faccia che egli aveva sempre combattuto contro la tirannide fascista, mentre essi erano i carnefici del popolo italiano… un colpo della cassa di un mitra gli spaccò la bocca , gettandogli giù i denti incisivi.”

Racconta ancora Tartagni che, in occasione del suo interrogatorio, i fascisti fecero entrare “il cadavere vivente” e si trascinarono dietro Orsi che “aveva tutta la bocca spaccata, un occhio fuori dall’orbita ed i piedi nudi bruciacchiati…”

 

Dino Valbonesi, partigiano di San Martino in Strada, incarcerato alla Rocca negli stessi giorni, ricorda di Orsi l’incredibile coraggio: “per noi c’erano state botte sulle gambe con stecche da biliardo, ma lui era stato maciullato: la carne delle gambe emanava puzza di bruciato. Eppure in quel breve attimo in cui potemmo parlarci mi raccomandò di non lasciarmi scappare nulla con i fascisti, di essere forte…”

 

Dopo sei giorni di torture Carini venne legato dietro ad un camioncino e trascinato lungo la strada che conduce a Meldola, fino al Ponte dei Veneziani; qui fu ripetutamente pugnalato e gettato nel greto sottostante. Non contento, uno dei militi scese nel greto e gli sfracellò la testa con un masso. Era il 13 marzo 1944.

 

Ad Antonio Carini è stata conferita la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione:

“ Forte tempra di patriota e di sagace propagandista, metteva continuamente a repentaglio la propria vita nello svolgimento di importanti e delicate missioni di collegamento. Catturato nel corso di una di queste ed imprigionato, affrontava con animo stoico e sereno le più atroci torture, senza che mai nulla di benché minimamente compromettente potesse uscire dalle sue labbra.

I suoi aguzzini, esasperati per il suo spavaldo contegno, lo finivano a pugnalate. BELLISSIMA FIGURA DI PATRIOTA E DI VOLONTARIO DELLA LIBERTA’”

 

 

Sulle mura di questa Rocca una lapide reca la scritta:

“Dietro le mura di questa Rocca, durante i venti mesi di terrore nazifascista, spiriti nobili resistettero con coraggio a torturatori e carnefici, offrendo la loro vita per un’Italia libera”.

 

Vogliamo ricordare , allora,   altri Partigiani che furono incarcerati e torturati in questo luogo:

Oltre ai già citati

DINO VALBONESI E SECONDO TARTAGNI

Ricordiamo anche :

CASTELLUCCI CELSO

COLLINELLI IRMA

FARNETI ROBERTO

GAROIA ALTEO

MAGALOTTI GIUSEPPE

ORIOLI OLIVIERO

POGGI AURO

RANIERI DOMENICO

SASSI MARIO

TARTAGNI LARA

 

Vogliamo ricordare anche un’altra vittima della ferocia della squadra comandata dal tenente Giacinto Magnati  nella sede di Meldola, il Partigiano LAZZARO FONTANONI di Urbino che operava nella zona di Pesaro come vicecomandante della formazione Gasperini.

Catturato e portato a Meldola, qui  morì dopo atroci torture senza rivelare i nomi dei compagni di lotta.

 

La conclusione di questo ricordo, in questo giorno, proprio qui, in questo luogo, è una sola:

l’unico faro che ha illuminato davvero  questa Rocca è il sacrificio di Carini e l’unico faro che come ANPI vogliamo tenere acceso è quello della memoria e della conoscenza, che devono vivere  in un progetto che metta in evidenza i valori che stanno alla base del sacrificio di Carini.

Sabato 18 marzo 2017 Festa del tesseramento ANPI Rubicone

14 marzo 2017 di forlicesena Nessun commento »

Sabato 18 marzo 2017 alle ore 16:00 presso la Vecchia pescheria a Savignano sul Rubicone si terrà la festa del tesseramento ANPI Rubicone con una mostra di tessere dell’ANPI dalle origini a oggi, poesie della Resistenza e un brindisi con vino e ciambella.

In una festa dedicata alla Resistenza e alla Costituzione si potranno apprezzare poesie, musiche, storie e immagini davanti ad un buon bicchiere di vino. All’interno della festa del tesseramento 2017 sarà presente una mostra storico-documentaria con la raccolta delle tessere Anpi che sono appartenute al partigiano Paolo Marzocchi e da lui conservate per l’intera vita. L’esposizione delle originali tessere Anpi permetterà di analizzare dei significativi documenti storici e di illustrare la storia dell’Associazione in relazione all’evolversi della grafica e della comunicazione politica, dal dopoguerra ai nostri giorni. Ma soprattutto testimonia l’adesione del partigiano Paolo Marzocchi agli ideali di giustizia libertà e ai valori della lotta di Liberazione, rimasti immutati nel tempo.

17203201_1410461575640630_4786058247870477008_n

Sabato 18 marzo 2017 – Meldola – Anniversario della morte di ANTONIO CARINI “Orsi”

14 marzo 2017 di forlicesena Nessun commento »

Sabato 18 marzo 2017 a Meldola dalle ore 9:30 si terrà la commemorazione di ANTONIO CARINI (Orsi) Partigiano della 8° Brigata Garibaldi e Medaglia d’Argento al Valore Militare.

Programma:
Ore 9:30 Saluto e benvenuto presso piazza Orsini con gli interventi del Sindaco di Meldola e del Sindaco di Monticelli d’Ongina e la banda Meldola Jazz Band

Ore 9:45 Partenza corteo verso Ponte dei Veneziani, posa di una corona al Cippo e intervento commemorativo di Mario Miti Presidenza ANPI Piacenza

Ore 11:15 Gabriele Zelli Sindaco di Dovadola e Consigliere Provincia Forlì Cesena guiderà la visita alla Rocca delle Caminate che fu carcere e luogo di tortura di partigiani e antifascisti

Ore 12:15 presso la Rocca delle Caminate saluto dell’ANPI Provinciale di Forlì Cesena e intervento di Davide Drei Presidente Provincia Forlì Cesena e Sindaco di Forlì

http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2157/antonio-carini

17192024_1454536781232392_6541292071128080070_o

IL FARO DEL DUCE RESTI SPENTO

14 marzo 2017 di forlicesena Nessun commento »

Il giorno 11 marzo si è riunita la Segreteria dell’ANPI allargata al Comitato Provinciale dell’Associazione ed ha espresso un netto rifiuto alla proposta della riaccensione del faro fatto installare da Mussolini nel 1927 sulla Rocca delle Caminate per celebrare se stesso.

In quella sede il dibattito ha affrontato il clima in cui la proposta si inserisce. L’ANPI contesta il tentativo di utilizzare semplicisticamente luoghi, che hanno visto infliggere sofferenze ai cittadini e torture a partigiani, come strumenti di attrazione per un turismo nostalgico e superficiale, che si nutre di simboli nefasti e non come occasione per approfondire attraverso la memoria e la documentazione temi ancora attuali.

Non è certamente quel tipo di turismo che può risolvere problematiche socio – economiche cui si immagina di dare così risposta: sarebbe invece utile sviluppare una riflessione sull’identità storica di una comunità che non si identifica con la simbologia del regime fascista, ma si fonda invece su una tradizione democratica, antagonista, e di partecipazione.

In ogni caso ricordiamo agli organismi preposti all’assunzione di decisioni in merito che nel luogo che si intenderebbe illuminare sono stati torturati, per mano di fascisti guidati dal tenente Eugenio Magnati, comandante della Guardia del Duce, decine di antifascisti fra i quali uno dei primi animatori e dirigenti della Resistenza Armata Italiana Antonio Carini, arrestato il 9 marzo 1944, seviziato e ucciso il 13 marzo 1944.

Sarebbe infine interessante sapere se la polemica, cui i media hanno dato fiato nei giorni scorsi, si fondi su una decisione sostenuta da deliberazioni formali, nel qual caso sarebbe doveroso rendere pubblici i documenti relativi.

Segreteria ANPI Provinciale Forlì-Cesena